raffaello eroico



Ho incontrato Rafferoico 

di Fausta BARILE

E’ come lanciare a velocità supersonica un boomerang dai fendenti ben appuntiti, che anziché tornare indietro e a noi, s’incaglia nel tronco di un albero, dove c’è linfa e scorre la vita… Con le sue radici innervate nel terreno, nella sua natura di essere libero ed essenziale.

Raffaello Eroico  nasce inizialmente come graphic designer  e lavora almeno 10 anni come fotografo. L'incontro con la riflessione di  Ugo Mulas  sul fenomeno “fotografia” ed il rapporto di questo con l'arte contemporanea lo riconduce, per reazione, alla sobria artigianalità del media “pittura”.

La fotografia insegna anche ai profani che ciò che vorremmo rappresentare sia costituzionalmente presente in una qualsiasi forma: materica, liquida o gassosa… ed è proprio questa intensità che influenza nella tensione evolutiva il linguaggio pittorico di Raffaello Eroico; si afferma anche per le innegabili radici napoletane, un’ispirazione all’espressività figurativa del Barocco sempre in un sospirato equilibrio tra valori tradizionali, moderni e contemporanei.

Il suo approccio si esplica in una rappresentazione, in cui l’energia emanata o trasmessa dalla pittura, crea icone e sorprendenti significanti, come in una realtà tridimensionale. Il suo intento è armonizzare la severità classica e le innovazioni formali del modernismo, quindi fa bando ad una classificazione cronologica, perché quello non sia il concreto valore di un’opera. Talvolta non sussiste un particolare riferimento.

E’ rinvenibile la naturalità dei colori che restituiscono l’ampiezza e la sensazione della maestosità del vero, come se Rafferoico di allucinazioni non ne abbia proprio… Non interviene con l’inopportuno, ma è per sé perfettamente pertinente o coerente perché non c’è nulla di più stimabile della chiusura al centesimo di secondo di un obiettivo della “dimenticata macchina fotografica”.

Oscillare tra le diverse arti figurative per poi scegliere la pittura è davvero determinare che un significativo  istinto  guidi quel pennello là dove il corpo umano è fiero seppur indifeso, nudo ma non spoglio, non privo della dignità dell’essere umano, e pieno di orgoglio manifesta  la preziosità di una mano attenta e arguta che nella spiccata autenticità di ogni opera pensata elaborata e prodotta,  rende l’interesse del  pittore post-moderno  per nulla doppiogiochista, ma crudo per quanta verità di forma occhio attento possa dedurne: ciò che esula dal vero ha il suo personale motivo di esistere in una metamorfosi onirica.

Il suo iter attraversa la grafica e la fotografia che lui stesso oltrepasserà,  quale concausa  della tecnologia avveniristica, quindi  frutto di manipolazioni artificiali con  elaborati software che permettono raffigurazioni esageratamente artefatte. Ed è qui che si apre il suo esorbitante percorso di una ricerca tesa al costante divenire in un continuum evolutivo. Egli stesso si confessa sempre prodigo e proteso alla tensione sperimentale che ne fa un pittore con una grande umiltà: si schiera con dignità e consapevolezza in un era difficilissima per l’artigianalità materica della pittura. In un limbo d’asserzione del sogno ancora da comprendersi, s’intende soddisfatto di quanto produce ma è come se la possibile appagante dignità  fosse prevista molto più avanti nel tempo, protratta a miglior futuro.

Nel grande impatto visivo di Pixelatio” quale inequivocabile raffigurazione del volto di una donna, ripresa in una smorfia di grande sorpresa e sgomento mentre le gigantesche mani, seppur reali, nascondono la parte fondamentale della rappresentazione che non per nulla rimanda ad un guasto della scatola televisiva, quando il tubo catodico non definisce l’immagine nella sua proiezione in un’ espressione trasgressiva e anche provocatoria, che protende all’innovazione futuristica dell’insediamento virtuale. Il tutto é giocato su alternanze cromatiche di indubbia abilità, nel nascondere in penombra il personaggio maschile  sul retro...  Il ricordo vaga alla “Marilyn Monroe” di Andy Warhol: un' immagine serigrafica che ripete in modo coatto il dipinto che diventa un cliché di prodotti commerciali e mediatici,  assumendo una moderna mitologia del consumismo. Riesumo tale parallelismo come dare la possibilità a quest’opera pregna di contemporaneità il sito epocale che ebbe la “Marilyn” proprio per il post-moderno esperito in una realtà tecnologica e digitale.

La natura priva della sua forza distruttiva: il caos, è - fuori da ogni dubbio - ordine e vera disciplina. Spesso ogni corpo umano anela a quanto di più sublime è il creato, che ci permette l’abiura della drammatica metropoli, del devastante  business, dell’imperterrito consumismo, nell’indefinibile realtà che a volte vuole soggiogarci, e noi con  grande desiderio riusciamo a sospirare su un pettinato prato verde, avvicinandoci anche solo per pochi istanti all’universo perfetto e sommo che è paesaggismo, boschi, ruscelli e per i più arditi spiagge infuocate che si gettano in schiamazzanti moti ondosi. Perciò le riprese di ambientazione per Rafferoico si snodano su luci soffuse e morbidissime, come se ogni volta ci proponesse un’alba, preziosi momenti che se non ci si costringe è uno sperpero di sentimentalismo, riflessi dolci e delicati, in una liquidità di colori che intima la sveglia di chiunque per non perdere quanto di più raro esiste in quel preciso momento, ancora prima che il mondo si svegli, ancora prima di diventar nervosi: la limpidezza di una sobria maturità pittorica, la serenità a cui nessuna parola potrebbe fare testo: soave, tenue e poetica liquidità paesaggistica.

Non gioca con i volti dalle espressioni severe e acute, ma con i capelli, le acconciature che permettono un maggiore sfogo di improvvisazione ed approssimazione, come se nelle chiome ci sia la fuga per la libertà di esprimersi fuori dall’attendibile. Non manca ovviamente l’attenzione al dettaglio delle mani ricalcate all’inverosimile grandi per essere reali, ma palesemente definite, dettagliate come l’esatta importanza restituita agli arti che tutto possono: toccare, stringere, coprire; il fondamento di ogni opera.

La tecnologia gli interessa, ma scopriamo ben presto dietro uno schermo di un televisore anni ’70, una luce già spenta, una scatola chiusa attorno a sé stessa, il giacere inerme di una semplice cosa senza alcuna animazione; Raffaello per quanto affascinato dall’evoluzione modernista, che affermata resta un’arma da fuoco, c’è esiste e permea l’atmosfera nella sua consistenza, ma è un maestro molto attento, nessuna schiavitù, nessun pretesto. Fermo è il fatto che sia lui a decidere come dosare con la mente sapiente, quanto il virtuale possa infierire sulla sua interpretazione pittorica.

In questo summit, altamente rappresentativo del sentimentalismo dell’artista, che sottolinea con profondo romanticismo ogni tela che incamera nelle dimensioni estetiche la bellezza di figure decisamente proporzionate, oserei dire nello splendore della forma fisica e di un età fuggente, ci sono non solo il perfezionismo del reale melanconico e suggestivo, ma cocktail intriganti di leggiadre donne, degne nella loro nudità.  Così  il tangibile tanto appare vero volatile, che orgoglioso di aver visto troppo spicca un agile balzo, nel disgiungersi nel meritato  volo,  dal tanto splendore ricevuto.

Altra concertazione sostiene l’umanità del sensibile e profondo animo del pittore, nelle tenui e delicate riprese di un orgoglio degno di essere manifesto come l’universo parallelo e primigenio : quelle pennellate che restituiscono esseri umani che si amano estirpano in ogni acuto osservatore la più pura passionalità espressa con criterio. Non solo  con la luce che si esperisce nel piacere, ma nella difficoltà della condivisione, dell’apprezzare: luce d’intelletto e pura sensualità, aggettivi emanati dai dignitosi ed ironici corpi nudi affiancati con la semplicità di un poeta che rende ogni beltà possibile.

Possiamo considerare preponderante il romanticismo di Raffaello Eroico e paragonarlo al portavoce di una natura in scomparsa, chiusa in una morsa tra virtuale, effimero ed irrisorio, abbandonando spesso ciò che è essenziale : la fondamentale persona umana.

Il rinomato Baudelaire scrisse a suo tempo di Eugène Delacroix, pittore che provocò sconvolgimenti sulla scena artistica semplicemente attraverso le sue opere:

Delacroix era fortemente innamorato della passione, e freddamente determinato a cercare i mezzi per esprimerla nel modo più visibile”.

Cambiando il soggetto per Rafferoico, il nodo del simposio non cambia.

Consideriamo la stilizzazione “necrofila” dei teschi assimilabili a “fiere” ed umani: una divertente logica insiemistica, per non peccare di eccelso sentimentalismo. Sospettabile resta l'accertata assonanza della pop-art, indubitabilmente opera sagace ed esilarante, ed anche qui scommetterei che nella sua ripresa ci sia una profonda conoscenza del vero, del reale.

Oserei, in sua difesa aggiungere la  tenerezza approntata dai volti di animali riprodotti solo fino al collo, a evidenziare  una tematica che deve essere presente ad ogni uno si approssimi alla fruizione dell’opera. 

Ovvio che si tratti di occhi particolarmente sensibili, che rivendicano un'identità negata, pregna di ogni affettività e gratitudine in un solo sguardo. Ovvio che quell’incrocio di pupille voglia dire : “non sono poi  così diverso da te”, ma in qualche modo ho bisogno di essere protetto, di essere tutelato, di non diventare ogni giorno il procacciato di una lotta che Raffaello sostiene da anni, schierandosi dalla parte dell’indifesa animalità, di cui critiche e proteste gli sono ben note. Ma egli persevera ancora più seriamente…

Osservando nel complesso le sue opere, è difficile che sfugga un pennello veloce e leggero per il velo coprente la donna che “fatica a stare nel suo spazio” ci leggiamo quasi una forzatura già generata dal busto imbrigliato e reso  immobile da una corda di contrasto di colore nero, nella sua contenzione: le esatte proporzioni di un’ essere che vorrebbe irrompere la scena e distruggere i suoi limiti Sensazionale è l’esatta somiglianza con l’ autoritratto del 1821 di Theodore Gericault : la camicia indossata dal pregevole è particolarmente identica all’inequivocabile gesto che ne crea la somiglianza , che non per nulla designerei alla stessa stregua pittore romantico, che il concetto abbracci ben lunghi secoli di storia dell’arte e della cocente fama di Michelangelo ed il Sanzio, per non obliare affatto  il barocco di Caravaggio.

Rafferoico è un mediatore che accarezza i più salienti tratti della pittura espressiva in un’era mass-mediatica di difficile circostanza, che alimenta il proprio genio di eccessi e trasgressioni; cercando ad oltranza la degna sovversione del convenzionale e della banalità.

Il pittore contemporaneo non sposa solo il contesto sensuale, romantico e intenso espresso dalla luminosità, ma vuole narrarci oltre al trasgressivo della gestualità pacata ma decisa, negli abbracci e nelle morse amorose, vuole stringere integralmente il mondo che non è solo la vanità del bello e piacente, ma anche l’orrore espresso da un ingrandita testa di maiale dove esperisce l’atroce dolore di una forma morente, l’agonia dell’ultimo respiro possibile. Quindi questo pittore sa ben difendersi nella lotta culturale che tutela la razza animale, egli ne è fermo sostenitore, a meno che non voglia assoggettare l’immagine ad una tematica politica che sempre riveste la nostra nazione di pene ed ingiurie (potrebbe essere un ilare interpretazione, forse troppo personale)…

L'interpretazione dell'autore è sensazionale nelle riprese passionali delle figure umane, fino al dettaglio di calorose ma estreme strette che delineano il punto di non ritorno, emanano un senso di “Addio”, sempre come se fosse l’ultima volta che possiamo compiere il gesto dell’abbraccio.  


La fondamentale abilità sta anche nel rappresentare il mondo dei motori con l’automobile dilaniata da un grave incidente, nel sorriso di scherno che la raffigura trapela il senso di un’inattesa tragedia, non solo la distruzione dell’auto ma anche la drammaticità che ne scaturisce, data dall’arcigna figura stilizzata che la sovrasta, quindi l'artefice resta nel mondo che accarezza tutto, quanto di più estetico possa simbolizzarsi e d’altro canto anche quanto di più temibile, alle prese con i motori  possa palesarsi.

Quanto scaturisce dalle precedenti esperienze di grafica é rinvenibile nel dipinto magnifico e di altissima precisione, di un contenitore ermetico di metallo chiuso  dove sulla sua superficie si riflette una figura immaginifica stilizzata ambientata di fronte a una vetrata che fa pensare ancora più fortemente alla solitudine, espressa proprio dal colore stesso del metallo o alluminio, un colore neutro ma freddo, come lo stesso spazio maestrale che lo circonda, come se quest’essere non fosse in alcuna compagnia ma in cerca di conforto….

Pensiamo alla posa articolata della ragazza pensierosa, un chiaro richiamo del cubismo esattamente nelle movenze degli arti superiori che si sovrappongono. per lasciare un ampio spazio al raro momento sereno e di riflessione della giovane, dallo sguardo intenso e indagatore ma con un dito in bocca, a fortificare il senso della spensieratezza, della testa leggiadra che ondeggia in una forma quasi onirica.

Ogni tanto la posizione improbabile di un corpo muscoloso e atletico, accovacciato sugli arti inferiori  ci fa supporre che le dimensioni spaziali non siano esatte, ma costringano la donna ad una forzatura gestuale che esprime l’intensità del metafisico di elevato erotismo,  dettagliato  meglio dal gesto della mano sui capelli che non dal nudo sesso che lo raffigura.


 Delicato, sottile, ed altamente sofisticato, anche questo significante attraversa lo spettatore con grande empatia trasgressiva.

La ripresa degli spazi ambientali presenta sempre una spiccata chiusura frontale, non permettono  ampiezza di visuale, ma sia  nelle suggestive luminosità che nella dolcezza dei colori è possibile carpirne il contenuto, nella liquidità cromatica del suolo che ammorbidisce le forme di spazi contenuti e designati al possibile lavoro, l’officina o il garage ci si parano davanti nella loro schietta semplicità creando con il calore, sapientemente espresso, dall’evanescenze, la soave apertura, siamo noi che veniamo indotti ad immaginarla, la cler o la vetrata non sono fini a sé stesse ma incitano qualcuno ad una possibile azione, fosse anche solo la curiosità ad indagarne gli interni.

Il grande gioco della luce, nei colori che delineano volti spesso seri, acuti ed intelligenti lasciano supporre una profonda immersione nel mondo del concreto, di una realtà sociale e tangibile, qualcosa che porta il volto intenso ed emblematico della donna con gli occhi chiusi, pensosa e riflessiva, restituisce la perfezione di un estetismo ricercato e sublime. I contrasti cromatici ci narrano di quanto esaustivo possa essere lo stilema artistico di Raffaello Eroico.

Dovremmo imitarlo nel sovvertire i canoni estetici di rappresentazione e leggere le tele interamente ricoperte da caratteri alfabetici che si ripetono in un'unica e ridondante frase. Ebbene anche qui egli dimostra con il chiaro scuro delle tinte scelte una realtà tridimensionale, e non altro che tra qualche lettera ripetuta possiamo intravederne la profondità di campo, nessun appiattimento, nessuna banalità.

Considerando l’intera produzione in sequenza cronologica rinveniamo uno statuto artistico che anche lui fatica ad interpretare come retorica del contemporaneo.
Il suo repertorio abbraccia infiniti spazi dall’estetico ricercato ad ogni dettaglio, al sarcastico ed ilare mondo inconoscibile di realtà oltre ogni transavanguardia. Reale sì, ma trasgressivo, sociale sì,  ma provocatorio, le pennellate non si ripetono mai dai precisamente definiti nei minuscoli particolari a linee più nette decise e coincise. Vi è anche una sorta di astrattismo pittorico di grande fascino e seduzione.

Un estetismo dove si  nota la sensibilità di un autore sempre in divenire, ancora proteso nello spiccare un volo a planare nel mondo della difficile arte pittorica (intendo  per l’era digitale che ci governa) potremmo comprendere l’idillio quanto il materico “anti specismo”, l’onirico sospeso tra sacro ed organico in una sobria atemporalità, toccando le delicate corde di una rivoluzione mediatica che per il sublime che accarezza nei nudi di indescrivibili bellezze femminili ci permette di affermare con parsimonia l’eclettismo di un sovversivo, trasgressivo e provocatorio in ogni forma, in ogni tono, in ogni possibile colore, egli si pone con grande dignità ai vertici della ricerca mai assolta, mai consunta, ma rinnovata di tela in tela. Dai disegni preparatori alla bozza è tutto intimamente elaborato per sovvertire i canoni spesse volte già visti, per questo intendo che una grande proprio per umiltà, luce d’intelletto si prodighi ogni giorno in cerca di un avvenire della materica tela dal formato costantemente quadrato, riminiscenza beffarda dell’arte fotografica.

Il suo sperimentalismo avrà un giorno la meglio su un pubblico ancora da sedurre e conquistare appieno, ma l’osservatore acuto dovrà intendere quanta sia genuino il suo estro.

Washington DC 18 Jan 2014
Jeannette SMITH “examiner.com”

Rafferoico’s art is breathtakingly bold and evokes the most tender as well as raw emotions. While some paintings elicit a specific reaction, other paintings challenge the observer to delve into more complex thought processes. In all, his art arouses the senses and conjures both the spirit of human and non-human animals. (…)